Mi berrei un bel martini ascoltando Heliotrope Bouquet. Mi butterei sul letto sbattendo in maniera scomposta le gambe. Mi berrei una tisana rovesciando tutto sul pavimento, mi trascinerei la sciarpa chiusa fuori dalla portiera dell'auto, mi troverei al posto sbagliato nel momento perfetto. Perfetto per un martini. Non è che mi sbaglierei. Ho etichettato le persone che vestono di nero. Non sono capi delicati insomma. Non bisogna aggredirli né portandoli ad alte temperature né operando con un linguaggio colorito. Bisturi e luce fredda. Mi berrei un bel martini ascoltando Heliotrope Bouquet. Mi toccherei la barba con indice e pollice, fisserei il muro da una vecchia poltrona immaginandomi una porta di un saloon. Un barista, preferibilmente, occhi scuri e carnagione olivastra mi mostrerebbe il mio posto a bancone. Uno schiocco di dita ed è un capitolare di passi, un rumore di un fiume in piena. Meglio, una cascata con ciottoli. Son le otto e il mio vicino sta scendendo le scale, forse a tre a tre. Mi berrei un bel martini ascoltando Heliotrope Bouquet perché non amo le ripetizioni, nemmeno i vuoti d'aria, non amo complimenti né tenerezze, mi imbarazza lo sguardo e schivo i posti affollati. Un uomo, una donna, un cane, un bambino, non ho limiti alla timidezza. Son dunque sempre in guerra, non ho mai bandiere bianche con me, agito un bastone per l'aria come dovessi catturare farfalle, colpire una mosca. Mi berrei qualsiasi cosa ascoltando Heliotrope Bouquet, potrebbe trattarsi del mio matrimonio o del filmino del mio matrimonio visto con amici. Strano effetto ti da la letteratura, anche quella più scomposta, prima ti butti su un letto poi questo si rovescia su di te. E' una logica anti gravitazionale: vorrei imbarazzarti come se non avessimo più nemmeno un rifugio. E invece ti accomodo nella mia letteratura, ho una citazione per ogni momento, non è il nome ma è il profumo, non è una parola ma basta solo la sillaba. Mi berrei, anzi mi mangerei questo bouquet, fior di vaniglia, dolce come lo zucchero raffinato. Sbagliato come il rigore che passa la traversa, quel tipo di esagerazione che teme la sarta quando sbaglia l'orlo. La forza di andare sempre oltre, ma oltre male. Non oltre bene. Oltre mare. Mi berrei, come una storia raccontata in una notte d'inverno. e vorrei dire e ridirieeridireeridireeridireeridireeridireeridire: ti sfugge il punto. Il punto è che io sono qua. Ed ora io e te ascolteremo Heliotrope Bouquet.
Frigge un pensiero in testa impanato malamente. Frigge eppure non urla come un'aragosta. Frigge eppure non lascia macchie. Frigge eppure non ha odori. Scivola dalla pentola direttamente nel piatto e sai, per pochi istanti, cosa fartene. Scivola e tu odi le cose che scivolano. Odi anche le persone. Eppure tu cadi sempre dalle scale. O sono le scale che cadono addosso a te. Olio. Pensiero fulminante, il resto non è che fritto misto. olio. elio. La voce della signora che vende fiori. Acuta, acutissima. Scivolano le cose, scivolano le persone, scivolano i pensieri e per fortuna non solo giù dalla scale.
Questo è il mio funeral party, ovvio non uno vero, quello vero sarà un funeral rave party.
Musica proiettata da casse enormi, come si trattasse di trampolini, una vasca non troppo profonda di persone, un'umanità ben stereotipata: rasta ormai fuori moda, orecchini in legno ed estensori, tatuaggi tribali come il tappeto della zia, magliette tagliate con le forbici del papà per tagliare i cavi elettrici.
Quel tipo di forbice tozza che sembra non tagli nulla, eppure.
Erba stroppicciata, era un tappeto, poi è stato lavato, pestato.
Ora è un campo.
Un campo da rave party.
La festa degli addii.
Non posso immaginarmela così.
Piuttosto un buffet con una musica leggera, fuori dalla finestra una scogliera assolata.
Tutto sembra spazio ampio, potresti correre nella sala, potresti lanciare un pallone e aspettare il primo rimbalzo.
Non posso pensare che non faccia star male tutto questo mare, è il sale che fa bruciare gli occhi.
Non è altro.
Fuori passa il solito golden retriever che corre sulla sabbia - manca un bambino - direte - manca il bambino con la maglia a righe della Petit-Bateau.
Piuttosto ha quell'odore di candela spenta, la struttura di una mela tagliata da qualche minuto, il colore sbagliato del bucato e del tuo capo preferito. E' diventato preferito proprio quando l'hai trovato così dopo il lavaggio: hai provato la sua imperfezione, il suo danno.
Il tuo danno.
E' un mondo di mostri, nessuno potrà mai ritrovarsi.
Io porto le tartine e la coca-cola, mia mamma compra l'erbazzone e il gnocco, roba che ti volti e ti sei laureato e mentre ti proclamano già lavori in banca da dieci anni, ti fai la cassiera part-time e con il verbo fare intendo voce del verbo tradire tua moglie.
Allora ti volti e stai comprando gnocco e pizza per un compleanno a casa di Giovanni che poi mentre si laurea lavora in una ditta chimica ed ora sei nonno ma hai un male incredibile sempre allo sterno, proprio dove senti pulsare, è un fuoco che ormai nemmeno i medici sanno fermare.
La festa degli addii.
Si tratta di una festa che non puoi preparare né organizzare.
Avrebbe un non so che di grottesco.
La festa degli addii funziona per invito personalizzato, chi partecipa appena capisce cosa sta succedendo si guarda attorno - nessuna uscita - al massimo si tratta di un cambio di stanza.
Stanze sempre molto strette per un comfort che non sia troppo edulcorato, sono stanze di passaggio in cui ti devi sedere ma non adagiare, ti devi appoggiare ma noterai che non c'è polvere nemmeno sui mobili wengè.
Nessuno pulisce.
Niente di strano.
La festa degli addii.
Un giorno avevo una scatola, mi bastava guardarci dentro.
Era il mio glory box ed è probabilmente dalla mia scatola che i Portishead hanno tratto un successo smisurato, ballano due figure al centro di un mondo che non esiste. Ed ora son stanca di osservare un circolo di oggetti gravitare.
Ci sono temperature a cui non esistono ragioni né emozioni.
La sauna del cuore. Si tratta di gradi di umidità che bagnano i ricordi fino a farli trasudare in una bolla di immagini che fluttuano nell'aria, dalla pesantezza alla leggerezza.
Ed esistono giorni di funerali, di lutti, di nascite, di lauree, di compleanni.
Sono fasi, sono cicli, sono cose.
Cose.
Nel caso credo che più si cambia più si diventa sé stessi.
Ci hanno insegnato che non bisogna dimenticare. Solo alcune cose. Ci hanno insegnato a ricordare ciò che ci insegna come affrontare ciò che verrà. Era e sarà dite voi. Come se si trattasse di uno strumento per aggiustare differenti oggetti. Uno strumento che è poi un memento. Memento non ora. Ma domani ricordati di oggi. Come se non fosse tutto un flusso a vortice di cui non sai nulla. Eppure mi hanno insegnato a ricordare e dimenticare. Ricorda chi e cosa ti fa del bene e dimentica chi o cosa ti fa del male. Sono solo idee: sei stato amato. ricordalo. sei stato odiato. dimenticalo. Oppure prendi lo strumento che prima non abbiamo consigliato. Io credo si tratti di un cucchiaio. prendituttomatuttotuttotutto. prendi tutto con l'importanza che gli dai. Quindi magari prendi niente. oramescolaforteforteforteinunateglia. Quindi schizza ovunque e perdi pezzi e parti e stracci e stoffe e fogli e canzoni. mettiinfornomettialcaldopoialfreddomettidovesaichelieviterà. Ci hanno insegnato che tra il tempo del pensiero e della realizzazione c'è l'attesa. ascoltatiundiscodegliAirguardafuoridallafinestraimmaginaloscorreredeltempo. (perché in realtà non passa se tu non glielo permetti.) Metti in tasca il cucchiaio e sogni d'oro. sognacaninevedivanoflashfotoarullinoDebussypioggiafoglietisanafinestravuotoariacaldofreddosassiailatisassidentrobiancoeneroinsegnaluminosaocchialivecchi. sogna.
CORRE CORRE INCIAMPA CORRE CADE SI ALZA SI GUARDA ATTORNO NESSUNO LO HA VISTO HAI BISOGNO DI UN DOTTORE LA COSA CHE MI CHIEDE SEMPRE IL MIO CAPO VA TUTTO BENE? Credevo che non fosse importante guardare i propri piedi mentre si cammina, è la sensazione di non camminare mai a testa alta come dice la ragazza delle risorse umane PIù CONVINZIONE/PIù CERTEZZE/STRETTA DI MANO POSSENTE E MI RACCOMANDO GUARDI FISSO IL SUO INTERLOCUTORE Insomma credevo non fosse importante, altre cose credevo importanti. MA MI ASCOLTA? HA UN'ARIA DISTRATTA. Se mi chiede le ultime due parole che ha detto le ricordo. Galleggiavo a mezz'aria in quei mesi, si dice a mezz'aria perché non si è né all'altezza dei sogni ma nemmeno per terra coi piedi, si pensa ad altro, come quando si ha una cosa importante da fare e si dimenticano le chiavi della macchina in casa, si lascia il gas aperto, le candele accese, le cose sporche in giro per casa. Galleggiavo poi non sarebbe il termine giusto, si potrebbe dire strisciavo. STRISCIAVO A MEZZ'ARIA. licenza poetica. Era un ondeggiare regolare, un ondeggiare marittimo e nauseabondo, c'era da credere che prima o poi sarei arrivata, arrivato? Avevo dei dubbi sulla mia identità, non credevo di aver un passaporto valido che mi permettesse di andare nel bagno giusto. CORRE CORRE INCIAMPA CORRE CADE SI ALZA SI GUARDA ATTORNO NESSUNO LO HA VISTO HAI BISOGNO DI UN DOTTORE LA COSA CHE MI CHIEDE SEMPRE IL MIO CAPO Avrei voluto uno specialista, dal dottore ci vanno solo i vecchi e i rompicoglioni, io volevo uno specialista di quelli che ti scannerizzano tutto, quelli che prendono decisioni di un certo tipo, non quelli che curano il raffreddore, i problemi diuretici e il colpo della strega. Avrei voluto parlare anche con un esorcista che vedesse il male in me per estirparlo. Pensavo a quelle persone che si consolano dicendo BEH ANCHE IO SAREI BELLA SE NON FACESSI UN CAZZO DALLA MATTINA ALLA SERA forse no. Riflettici. Pensavo a quelli che dicono MA SE VUOLE FARE QUELLO CHE GLI PARE A ME NON FREGA magari si, ma non coi soldi miei. Pensavo a quelli che dicono MAMA QUANTO INVECCHIA MALE, TUTTE ZAMPE DI GALLINA, LE E' PASSATO SOPRA UN CAMION ed io mi chiedo come concedano alla bellezza di rendersi visibile per voi tanto è inutile Pensavo a quelli che dicono VEDRAI CHE POI QUALCUNO SI FERMA file di persone che scorrono e nessuno ti ha ancora aiutato Pensavo a quelli che dicono NON MI FREGA NON MI RIGUARDAEVIA DICENDO un giorno qualcuno lo farà guardandovi negli occhi. Pensavo a quelle che come me passa il tempo ma restano incazzate come bisce Si dice come bisce perché pare che il rancore e la rabbia striscino bassi bassi dove le cose non si possono raccogliere, dove nemmeno credi ci siano dei problemi, dove non vai a cercare. Allora trovo giusto ricapitolare così: STRISCIAVO A MEZZ'ARIA.
Quello della sera è un umore color indaco. Ha il colore dei jeans usati e, prima, pagati poco. Ha il colore della penna che funziona poco. Ha il colore del copridivano che non sai descrivere. Ha il colore di quel groppo in golachepassaallapancia e ti passa la fame e ti vengono gli occhi giù. Ha il colore della tisana al Karkadè che dimentichi di bere mentre scrivi al computer. Ha il colore della voce di Amalia Grè. Ha il colore del suono di una tromba. Ha il colore del profumo all'ambra. Ha il colore di quelle poltrone per sale d' attesa che trovi negli aeroporti, sedie rovinate e scolorite. Ha il colore di una pennellata di Yves Klein, così ma più spenta. Ha il colore dei miei pensieri. MOOD INDIGO.