sabato 9 gennaio 2021

LA RABBIA

Troverò un posto in cui depositare tutta la mia merce, spegnerò il mio furgoncino e andrò casa per casa a consegnare i pacchi che mi hanno affidato.
Troverò non solo un posto ma forse troverò tutti i campanelli.

Sfodero un realismo concreto e fotografico quando cerco di spiegarmi.
Nonostante tutto ciò trovo sempre incompresa parte della mia esistenza, come fossi l'ultimo agricoltore in un mondo industrializzato e la terra e le galline e la materia prima non solo non avessero spazio nei pensieri e nelle riflessioni, ma fossero addirittura denigrati.

Troverò tutta la rabbia che ho catalogato in scatoloni di varie misure e la fodererò di poliuretano, di plastica e di imballaggio (un nostro feticcio del quotidiano - mega cit) poi mi sfuggirà il senso di tutta questa fretta quindi cercherò imballaggi biodegradabili, quei fottuti sacchettini dell'umido che si rompono prima di aver finito il loro progetto natale.

Troverò questi materiali bio combustibili, fossili che raccolgono fossili, per rifiutare rifiuti e non nasare nuovamente come un cane - vi ricorderò - bensì come gesto di eliminazione, definitivo, irrecuperabile per noi proprietari materici.

E che noi questi aggettivi da geologo non li capiamo...non avevi studiato arte? Si, ma male, quindi ho ampliato il raggio.
Ora trattasi di circonferenza, di bosone, di atomo riproducibile infinitamente.

Sai perché mi piace parlare così?

Perché voglio che tu, come me, non ne capisca nulla.

domenica 14 aprile 2019

Mi rifiuto


Mi rifiuto di credere
che questo sia il momento
in cui dimentico la grammatica
in cui non trovo le congiunzioni
in cui piove e nessuno ha più voglia di uscire.

Mi rifiuto di accettare
che questo sia l'unico modo
in cui mi dimentico di cucinare
e voglio tutto e subito
e posso ordinarlo su Just Eat.

Mi rifiuto di postare
ogni cosa che mi passa per la mente
perché so che posso stare nascosta
senza che nessuno creda
che sono morta.

Mi rifiuto di lasciare
che tu te ne vada
senza che io abbia anche solo potuto dirti
anche solo e forse a bassa voce
che dentro, fuori e tutto intorno

Io mi rifiuto
mi rifiuto per davvero
ed è la prima volta che non voglio
ma voglio, credo
rifiutarmi.

Mi rifiuto di placare
ogni idea che mi assale
la notte, il giorno, la mezza via
quando fa quella luce da Norvegia
e non capisci che parte del giorno è.

Mi rifiuto di stare
al mio posto, perché ora non mi piace
mi voglio alzare
e vorrei per una cazzo di volta
finalmente, gridare.

Mi rifiuto 
ma tu lo sai il perché?
Perché non ho mai avuto così tanto tempo da aspettare prima di ottenere, da costruire prima di distruggere, da divorare prima di assaporare, da spingere prima di accarezzare, come farebbe un bambino e non come un adulto.

Mi rifiuto di stare
male.
Come se già sapessi
che quel braccio alzato non è per ferire 
Però sai, io ancora non so guardare.



mercoledì 13 marzo 2019

Considerato tutto

Considerato tutto,
nel suo insieme,
tutto senza filtri
senza correttori di bozze,
senza che le virgole mi vengano tolte o aggiunte,
che le parole si ingrassino
come me quando sto bene,
che i concetti si svuotino 
come quando io non sto più bene
(come, quando, chi, dove, perché).

Ecco,
considerato tutto
credo sia un lusso
sentirsi così leggeri
arrivati perché non c'è più meta
in movimento perché non c'è più casa
(e cazzo, direte voi, ma senza casa pure?)
No è che io la casa la vivo come la temo io
cioè la vivo poi la temo.
La casa è una grande cuccia, come dice Francesco,
però a volte diventa un posto in cui non vuoi tornare
se ad aspettare
(ad aspettarti)
c'è la persona sbagliata.

Considerato tutto 
non piove sul bagnato
sbaglia solo chi fa
eccetera eccetera...
Però io dico
Considerato tutto
non credo a questi modi di dire
credo solo che dove sei te la devi cavare.

Che può voler dire:
farsi operare
dal dentista o da chi più credi
ma la cosa deve funzionare.
Ora ho finalmente capito:
Considerato tutto
Io posso ancora funzionare.

Notte


giovedì 30 agosto 2018

Ci sono eh.


Ci sono persone sentimentali che credono sempre alle emozioni, al groviglio geriatrico del ricordo.
Sono persone come aquiloni che vengono sbattacchiate dal vento e non riescono a governare la loro traiettoria, come i palloni leggerissimi con cui un rigore poteva entrare in porta pur mirando esattamente dalla parte opposta.
Così credo siate voi, sentimentali bastardi. Vi schiantate contro le scogliere della vita con l’insistenza di un cadavere, con l’inerzia dell’immobilità.

Però smuovete qualcosa, quella schiuma, quel pezzo di visuale, un lampo nel cielo, voi maledetti rastafariani in un periodo di cravatte e liste in discoteca, siete assolutamente fuori tempo.
Sembrate la serata revival che ti tocca subire nella discoteca al mare (in città non ci vai nemmeno in cambio di un bonifico trimestrale) eppure eppure un poco ti vien da ridere, sai che parlo di te. Ti ricordi quanto fa incazzare sentirsi chiamare prima “groviglio geriatrico” poi “aquilone” (non male dai) ed infine “pallone ingovernabile”.
Ho cambiato qualcosa, vediamo se sei sul pezzo.

Ci sono persone disinteressate, principalmente alla socialità, alla politica, al mondo, all’inquinamento, alle malattie, al dolore.
Sono persone come te, come me, solo non hanno voglia di impegnarsi in nessuna lotta, a meno che non riguardi personalmente loro ed ora questo post diventa noioso anche all’autrice.

Ci sono persone non identificate, non riconosciute, che non attraccano mai a nessuno porto, son sempre in tempesta ma lontano da qualsiasi riva, non sbattono né remano. Hanno un’ancora ben piantata a largo, forse i loro genitori, forse il loro ex, o loro stessi hanno lanciato quel macigno verso il fondale, ma non diamo colpa ad altri.

Poi ci sono persone…






xx

martedì 26 giugno 2018

E IL RESTO?

Mi chiedi: e il resto?
Il resto viene da sè, quando si parla di me, tutto viene da sè.
Comincia una brevissima storia clandestina e nessun porto è pronto ad accogliere il nostro barcone.
Rimane in tempesta, anche dopo la tua accoglienza. Perché io mi ribello e su questo suolo non voglio stare, non voglio tornare a casa ma nemmeno voglio fermarmi: cerco vie di fuga, cerco porte e finestre.
Ma tu chi sei? Quella insicura o quello giusto? Credo la insicura.

Il resto diciamo racconta di fiori che sbocciano, di telepatie, di rancore e di dolore, di rabbia e di amore. Un amore così forte che ho ucciso fiori e stagioni quando ho capito che ora non c'è più.

Ammetto che vi ho rovinato l'estate. Piove sempre ma non chiedetemi il perché.

PAUSA LEOPARDIANA

Piove perché manchi te, con tutta la tua assenza, con ogni donna che mi ha scalciato nel sonno, con ogni incubo che mi ha fatto ammalare: non esiste antibiotico per queste cose, non c'è vaccino e non c'è cura.

FINE PAUSA.

Ricordo una cena, ricordo gli occhi della insicura addosso, il controllo di ogni movimento, le mani nella borsetta, il mio telefono, il controllo del mio privato come gestione del suo sentimento: il controllo della comunicazione, il controllo del mio spazio di azione, la grande paura che fossi una, diciamo una come lei; ma ecco, io son meglio, di me non si sa nulla e per mesi vivo il mio sogno americano. Dormiamo insieme, ci svegliamo assieme, sogniamo assieme, mangiamo assieme, camminiamo assieme e siamo una il resto dell'altra, quella parte mancante che rende tutto più morbido da accarezzare.
Accarezzo i capelli di una donna senza avere paura di toccare i miei.
Questa relazione mi rende morbida, fluida, leggera, creativa, euforica, poi a tratti esagitata: faccio tre lavori e passo il mio tempo a progettare nuovi posti di lavoro (ragiono poi in seguito che forse desideravo stare sola con i miei pensieri, ma trovo questa fase della vita molto prolifica perché al momento mi rende molto lucida).
Comincia a mancarmi quando non c'è, comincia a piacermi, nonostante e dico nonostante mi faccia passare dei mesi di vero inferno: comincia tutto con delle bugie che hanno le gambe corte come quelle del mio amato fratello Fiocco Filippo Balzani.

Come disse la Fata Turchina: Ti perdonerò per questa volta, ma ricordati: se del perdono non sarai degno, per tutta la vita sarai di legno.

Con questo mantra inizia una serie di disgustose menzogne e forse Gesualdo Bufalino sa meglio di me che queste sono Le menzogne della notte. Viaggiamo il mondo, il mio mondo, prendiamo l'auto e ce ne andiamo, vogliamo stare io e lei, noi, vogliamo seminare il mondo del nostro polline e ci riusciamo: ogni cosa ci appartiene. Ricordo gli sguardi sulla spiaggia di Rosignano a Mare, ricordo il mercatino di Lerici, il letto di Nizza e l'auto in Sardegna, dove litigare scaldava ancora il cuore o quella cosa là. Ricordo tutto e non vorrei, perché pare una cicatrice che si sta curando e fa quel prurito che però gratta la gola e quando la gola gratta la voce non c'è più perché si parla con gli occhi e gli occhi spesso parlano piangendo.

Benvenuti nella mia malinconia.
Chiederai: e il resto? Il resto nel prossimo post, questo è molto vago.


domenica 6 maggio 2018

UNO.

Ovvero di come ho trasformato il fallimento di tutti i miei progetti in un progetto impossibile e quindi infallibile.


Parlerò di mesi e di anni, mi sbaglierò citando fonti a voi sconosciute (quindi giustamente non potrete incastrarmi), racconterò di giorni che non ho vissuto e di settimane che avrei voluto cedere ad uno stuntman.
Si, nel mio blog sono un po' uomo.

Comincia tutto anni fa, una sera, quasi una notte, in cui non conveniva uscire: consigliano sempre in stati di alterazione di non prendere decisioni affrettate.
Bene, io esco e a piedi piedini raggiungo la mia migliore amica per una cena a tre.
Ricordatevi di questo numero: sarà una grande ritorno negli anni a seguire.
La mia migliore amica vive in un paesino non tanto lontano dal mio e la proprietaria di casa è una sua ex compagna, amiche e compagne, compagne e simili: amano lo sport e gli animali, si incontrano raramente e cazzo porco quando si incontrano questa famosa sera voglio esserci anch'io.

Qui trovo necessario raccontarvi il perchè; la ragazza in questione è di bellezza rara, ovviamente intendo fisica perchè io, a lei, non ho mai nemmeno parlato: ha capelli lunghi e lineamenti esotici, cammina maldestra ma sicura (poi scopriremo che è un vezzo, di sicuro lì non aveva nulla) si veste alla moda, una moda sua ma ben riconoscibile, rimanda all'America, rimanda un po' al fighetto reggiano.
E voi qui penserete che questi sono incontri che non si hanno da fare in momenti, come prima accennavo, di alterazione emotiva.


EXCURSUS

A casa mi aspettava (e non tornerò) un ragazzo speciale, non per disabilità e delicatezza semantica dell'aggettivo, bensì perchè speciale lo era in tutto: aveva parole delicate e braccia per accogliere ogni parte di me. Lui era quello che gli altri dicono "giusto", ma io non avevo bisogno di stare con la persona giusta. Avevo un lavoro, ben più di uno in realtà e la giustezza era per me la noia quotidiana. Devo però soffermarmi per ammettere che di noioso aveva ben poco: scriveva come una divinità, parlava altrettanto, accarezzava i miei capelli come il vento che tira lungo le coste mallorchine (io, però ancora non lo sapevo) e mi amava il "giusto" per permettermi di essere chi ero, sapeva il francese ed ordinava ai ristoranti di Parigi con un accento adorabile, con grande delicatezza prevedeva ogni mia mossa, come i grandi amanti fanno e, quella sera, aveva previsto la débâclesostantivo femminile
  1. Disfatta, sconfitta clamorosa

  2. che poi avvene.



FINE EXCURSUS

la cena in questione (a cui io non partecipai, arrivai dopo il pasto) fu un grande scompenso nella mia vita. E sapete perchè? Mi sono divertita come poche altre volte nella mia vita, credo di aver riso per qualche ora senza accorgermi che l'amica (la mia) si era addormentata e noi eravamo rimaste sole.

Necessario rimando al perchè ho voluto esserci alla cena.
Qualche giorno prima, forse qualche settimana ero in auto con il "giusto" e la sorella dell'altro "giusto" della famiglia (lui, ancora c'è ed è Il Giusto) e viaggiavamo verso la Francia, strano eh. Nel gossip ardente e volgare del viaggio si parlò per ben più di qualche minuto della ragazza dalla bellezza rara, si parlò di un suo grande problema che forse non era riuscita a risolvere, insomma parlammo di cose oscene e dolorose, di problemi così lontani dalla mia quotidianità simil sana (mente sapendo di mentina la scrittrice) che ne rimasi folgorata.
La salvo io.
Questo fu il primo pensiero. E non so dirvi il perchè ma davvero mi ricordo le testuali parole rimbombare nella mia mente.
La salvo io.
Credevo in un qualche modo che fosse necessario incontrarla e dirle che io avrei avuto una soluzione per lei: la soluzione ero io.

Se fosse un film comico ora sentiremo un pfffff o una risata o un rumore di una qualche clap, tipo le risate registrate della Tata Francesca.

Capite la gravità? La salvo io non andrebbe pronunciato nemmeno a una cagnolina smarrita. Bisognerebbe pensarlo e dimenticarlo. Beh, io non lo faccio, nemmeno con i cani, anzi soprattutto con i cani. Metaforicamente parlando ci fermiamo qui.

[ Part I ]

domenica 18 febbraio 2018

So hush, little baby, don't you cry.








MI MANCO

Mi manco
come il sole alle piante grasse quando vai in vacanza
e ti dimentichi di loro.

Mi manco
come il posto auto del condominio quando i vicini
organizzano una cena.

Mi manco
come l'acqua calda senza interruzione e senza pause
quando apri il rubinetto.

Mi manco
quando mi obbligo a seguire gli schemi di non so chi
e non riesco a respirare.

Mi manco
come un'amante dal cuore spezzato che naviga nei
ricordi sbagliati.

Mi manco
come la carta igienica finita e sai che quella più vicina
è al terzo piano del mobile.

Mi manco
come un sogno brutto quando ti svegli e ti chiedi e sai
che forse è anche vero.

Mi manco
come una vecchia fotografia se la guardo bene sono
ancora io.

Mi manco
come la calma che provavo quando c'eri tu si trattava
di calma apparente.

Mi manco
come un sottofondo notturno in cui vorrei stringere
tutte le mie malinconie.

Mi manco
come ti manchi tu da quando siamo quelli che siamo
e non vogliamo.

Mi manco
ma alla fine cosa mi manco a fare? Se lo dice Calcutta
un motivo ci sarà.



sabato 29 aprile 2017

L.E.A.R.N.



Sei troppo vecchia per essere così timida- così confusa - no perché io non sono mai stata la tua amante io ho solo portato le cartucce - sento spazio tra le tue lenzuola - sembra così grande il letto a volte.
Sembra di nuotare tra le lenzuola che puoi sentire il freddo del mare, come fosse alto mare ed il nostro gommone è rimasto là nel mezzo, sai quando ho cominciato a dirti che avevo paura, per me e per il cane e che dovevi rallentare - lì mi sento.
Ho la pelle d'oca - salta il turno - mi sento il freddo fino al collo dietro le orecchie - penitenza.
Ti consiglio di dare la buonanotte alla luna da parte mia come si fa dalla finestra - mi ricordo a casa mia le notti a guardare il cielo e a guardare le piante ondeggiare - son micca Leopardi io non ho mai visto gente in festa sotto al mio davanzale.
Dall'altra parte del mondo tutto sembra così bello.
Basta che non sia con te.
Ecco l'ho detto.

Basta che non sia con te.

mercoledì 21 settembre 2016

ALMOST BLUE Almost doing things we used to do There's a girl here and she's almost you, almost.

C'è una parte di me che è sempre quella vera.
La vera inutile grande verità son io.
Un Io che si fa piccolo per farsi spazio tra le nuvole più blu.
Come se un'idea potesse trasformarsi in una piattaforma che viaggia lungo il mare, attraverso le onde, dove nessuno osa andare se non in tempi come questi.
Tempi in cui piove anche quando c'è il sole ed apprezzi il blu, ti sembra inutile un mondo senza il blu.
Si dice che il blu sia il più caldo dei colori, avvolge i disastri, copre la tua immensa dislessia e rende tutto quello che eri solito fare, lo rende più digeribile perché non lo puoi più fare.
E tutte le cose che hai promesso anche solo con gli occhi io le posso vedere nei suoi.

C'è una parte di me che è sempre quella profonda.
La profondità dei disastri di quando tengo stretta la tua mano e viaggiamo senza mai cambiare marcia.
Quando le offese si fanno nastri con cui impacchettare il dolore, nastri che conservi in una scatola da regalare in cambio di una lacrima con cui vuoi dipingere la tua stanza.
Come se si potesse tutti diventare ovvi, gratuiti o almeno scontati.
Come se fosse sempre la mezza stagione ed i negozi fossero pieni di gente che guarda solo i cartellini.
Si dice che ci sia un limite da cui si parte eppure è l'arrivo quello che sembra sempre un limite.
E tutte le volte che hai pensato che il difficile fosse iniziare.

C'è una parte di me che è sempre quella inutile.
L'inutilità che sconvolge anche le persone che hanno voglia di tutto.
Branchi di umani che si circondano di tante sensazioni che non hanno la benché minima idea di provare.
Le accumulano come si trattasse di biglietti da visita alle fiere.
(a volte nemmeno li richiami)
Eppure io voglio credere che c'è uno spazio in cui potrò gettare tutta questa vera, profonda, inutile vita che lascio traboccare da ogni angolo, quella sorta di esperienza mistica che dicono fortifichi.
Io credo prolifichi e non fortifichi, credo nella vergogna, nella follia, nelle parole sbagliate che finiscono sempre nel messaggio giusto. Credo nella verità che ti scappa di bocca e se cerchi di farla rientrare sembra una bolla che mira allo spazio infinito.
Nemmeno la scala dell'elettricista ti porta così in alto: poi lei corre veloce.
La verità corre veloce come il vento, anzi il vento stesso si ferma per farla vincere.

C'è una parte di me che è sempre logorroica.
Si trova bene assieme ai peripatetici, agli psicoterapeuti ed ai fisioterapisti.
Questo momento è quasi blu, quasi, solo perché non lo lasci andare.
Non lo lasci andare e ti ci aggrappi come fosse il cornicione del tuo davanzale.
Lo tieni saldo e lo fissi come potesse lui stesso stringersi a te.

Questo momento è quasi blu, quasi, solo perché quando provi quello che provi non lo vuoi guardare.
Non lo vuoi guardare e ti volti dove pensi di trovare pace.
Lo metti in un angolo e gli scavi un posticino dove lui possa sembrare meno blu.

Questo momento è quasi blu, quasi, solo perché ti fissi nei dettagli.
Dietro ogni piega trovi l'inaspettato, vicino ad ogni angolo vedi immagini di terrore.
La miopia è un problema che deriva dalla perdita di lunghezza.

Anima?
Andrebbe accentata come si può fare con una domanda al buio.
Animà?
Non è più qui.
Signore, lei con il cappello, grazie per il regalo.
Oggi ho deciso di scrivere.



martedì 5 gennaio 2016

Ti dico quello che penso: non c'è momento migliore di questo.



Ti dico quello che penso: non c'è momento migliore di questo.
E perché lo sai? Non credo, voglio dirtelo io.
Non c'è momento migliore di questo perché è quello a cui non pensi.
Non pensi mai a questo, a quello, a qui, a che c'è, che fai, che vuoi.
E non si tratta di un chachacha in cui canticchio suoni duri per avere la tua attenzione.
Attenzione!
Si tratta di un allarme di evacuazione: tutti fuori! Ma in maniera ordinata, organizzata, organica, organo gutturale e culturale che strana cosa le parole che pensi e che non hanno un legame eppure lo trovi e mentre scrivi pensi a che cavolo di genio del male sei a creare queste connessioni e sinapsi e usi questi termini con una valenza del tutto innovativa (bambina sei noiosa come un libro che non pubblicheresti mai, nemmeno a spese tue e nemmeno in un regalo natalizio ai genitori pagato con i soldi della scuola).

Suona un qualche strumento lei? Io suono solo con le mani se ho indosso dei jeans duri, lavati senza ammorbidente e se ho il pezzo giusto e sparo la musica come un giostraio invitando le persona a prendere la coda e a vincere un giro.
Un giro in tondo da far girare la testa e per pochi secondi avrai anche la sensazione di vomito, leggera leggera ma da farti passare la voglia di stare in piedi, ai lati e attorno.
Fa un caldo micidiale qui, apri subito il finestrino e metti la mano fuori così torna la circolazione almeno al polso e dal polso fino ai piedi.
Che mistero il corpo umano.
Tutto torna come prima.
Hai capito ora?

Ti dico quello che penso: non c'è momento migliore di questo.

E perché lo sai? Perché tutto torna come prima e ti dico che se non lo fai adesso, proprio ora non lo farai più.






Vivian Maier 

martedì 13 ottobre 2015

CHI HA PAURA DEL BUIO?


Oggi ti parlo del buio e ne parlo a te che ne hai più bisogno.
Il buio è mancanza di colore e se non avessi accentato la e sarebbe un tema delle elementari da correggere.
Bene, andiamo avanti, il buio è un posto dove potresti trovare di tutto, è di fatto uno spazio più ampio di uno qualsiasi illuminato: non ha fine il buio. Sembrerebbe di poterci infilare una mano per estrarre le cose più strane, strane ovviamente solo perché non le vedi: gli occhiali che indossava il nonno a leggere il giornale, il vaso caduto a terra mentre aspiravi il salotto, il tavolo dove disegnavi da piccolo, lo zaino della palestra, un guanto da neve, il primo telefono cordless comprato da tuo papà.
Spostati questi oggetti di lato e inserito il corpo nel buio potrai sentire le cose immateriali, quelle che non vedi o meglio quello che non vuoi vedere: il brutto della tua città, l'umido dei tuoi occhi, il groppo alla gola, la violenza più inaudita, le parole più improbabili (e non dico quelle di cui chiedi conferma all'Accademia della Crusca...), il colore del sangue vivo, i fogli di carta taglienti, i cani che non puoi più accarezzare.
Luce e buio.
Esci immediatamente da lì.
Continua nel tuo tema elementare.

Il buio è la sensazione di rilassamento delle tue tensioni, è il colore delle cose profonde proprio perché non ci sono colori prestabiliti: il buio è l'idea di una sensazione. Quando vedo il buio e quando sento il buio e quando sono al buio e quando porto il buio dentro di me non sono spesso una buona persona, non amo il buio perché mi ricorda troppo violentemente chi sono, non amo il buio perché mi ci perdo e non trovo l'uscita.
Ieri notte ho seguito il suono della musica, quella che mi canto in testa quando ho paura del buio, ieri notte son uscita dal buio come abbagliata da una luce nuova.


Evgen Bavčar - Il buio è uno spazio 
  

lunedì 14 settembre 2015

Consigli a un giovane scrittore_part I

Dove diavolo sono quei fantastici blog di ricette?
Spazi virtuali-video tutorial-motori di ricerca-batto sbagliato e prende giusto- sequenze di mani che si muovono fuori e dentro-recipiente pieno-recipiente vuoto-farina e uova-legno e ferro saldato-mescola fuori no mescola dentro- pulisci fuori dentro e mangia.
Non ho mai scritto per lavoro (il lavoro quello che intende il dizionario) ma soprattutto differenza economicamente sostanziale e spiritualmente dentro fuori pulito sporco, non ho mai scritto se non per me.

"Ciao, io scrivo da me e per me, di solito anche con me ma diciamo che dipende".


Quindi ora, stasera, son pronta per dare i miei non consigli a un giovane scrittore come me.

Gli dico di sedersi come se dovessi dire qualcosa di importante, è una scena solenne già sedersi davanti al proprio mac e decidere di non alzarsi. Si, sono snob e non ho scritto portatile e nemmeno computer, proprio perché come dicevo: io scrivo per me e stasera scrivo con me.

1. Non desiderare mai la penna e la lingua altrui: adattati con quella che hai e cerca di non tradirla con quella più bella che vedi adagiata nei grandi classici. Sentiti in questo matrimonio la parte forte perché hai una moglie muta e devi darle voce tu. Sei contemporaneamente quello che si inchina e quella che piange, sei il figlio rompi coglioni che ti da del vecchio bagordo e sei la casa che puoi permetterti.


2. Non arrabbiarti con i tuoi errori di ortografia, fanne uno stile e racconta che il tuo ultimo viaggio in Patagonia ti ha sconfusionato (!!!) le parole e fatichi a ricordati alcune esagerazioni grammaticali italiane.


3. Se per azzardo volessi parlare del vento cerca di non dire che ti scompiglia i capelli ma parla proprio di quella polvere che si inficca tra le fessure dei tuoi pensieri frizionati, raccontaci che manca olio e sale e pepe in questo motore e che non ti frega troppo di vedere le nuvole andare veloci: spiega bene che a te le cose piacciono lente, in slow motion e che del cielo ti importa come a Renzi importa dell'Italia.


4. Fai il politicante ma sempre senza proposte: prendi con poesia le cose grandi della vita come la religione, la politica e il senso comune. Credo tu rimanga comunque il più interessato a queste, come dicevo prima, cose.


5. Vestiti come un matto scappato dall'ospedale di notte, metti quel genere di palandrane che si preparano nelle borse in caso di emergenza: un abito da disperato che invogli tutti a vedere cosa c'è sotto. E questa è sicuramente una metafora, anche bruttina.


6. Numera gli obbbiettivi e quando hai dubbi sul numero di b da digitare tu mettine tre e segui come al punto 2. In caso di errore spiega che sei una fotografa professionista.


7. Domandati poche cose e costruiscine molte.


8. Scocciati quando senti persone dire la frase al punto 7 e lamentati spiegando che sei un giovane precario sommerso di teoria universitaria ma senza alcuna pallida e funerea idea di come si costruisca alcunché.


9. Entra in contatto con tutti: viviti la vita di tutti, non come una comare né come un elicottero del traffico francese. Decidi se stare dentro o fuori come nelle ricette, pensa profondamente e superficialmente e chiediti: ma come cazzo si fa? Andy Warhol voleva solo fare il giusto dicendo questo maledetto ossimoro. Tu vivi di ossi di seppia? Ok, basta.


10. Decidi invece da che parte vuoi stare: la banda o gli spettatori, il sarto o il modello, il cane o il padrone, il telefono o il messaggio e ne avrei in mente così tante che son emozionata per il mio prossimo inutile post su questo blog. Però tu deciditi, scegli da che parte vuoi stare, questo ti permetterà di essere coerente e di essere etichettato, è una regola fondamentale del commercio di se stessi, la riconoscibilità e la visibilità mioddio.


11. Dimentica la 10 e integra il tuo essere di p/arte con una rigidità modulare: spezzati ma in parti piccole così da mantenere sempre intatto il nucleo, dividiti in parti minuscole e componibili. Mostrati al mondo come un dipinto divisionista, sfilacciato proteso verso il futuro, filamentoso e scattante: adattati e smettila di irrigidirti perché il mondo ti metterà sempre in discussione (verbale e fisica) e tu dovrai fare lo stesso. Dovrai pensare in maniera empatica per comportarti in maniera simpatica, di modo che come l'inchiostro tu possa cancellare qualche errore di percorso.


12. Guarda negli occhi il tuo lato selvaggio, quello che esce dall'ufficio dopo di te, quello che canta e fischietta le canzoni di natale a luglio, non pettinare e non usare il botox contro le tue insicurezze: raccontati chi sei e non vorrai più cambiare. Viviti al meglio quello che credi non piaccia a nessuno. A Nessuno non importa niente di te. E si tratta di un signore piuttosto scontroso.


13. Non terminare mai con un numero pari qualsiasi cosa: pensieri dispari, idee dispari e consigli dispari. Ho letto su un giornale che il lastrone dei comandamenti andava a capo su una pietra ritrovata a lato ed indicava chiaramente un undicesimo comandamento ed era: Smettila di leggere e vieni con me. Non è di difficile interpretazione.


C.

domenica 2 agosto 2015

Alle sei del mio orologio


Non ho mai indossato orologi importanti e nemmeno gioielli.
Avevo comprato il mio primo ed unico amato swatch nel negozio monomarca appena aperto in città, lungo la via Emilia, avevo attorno ai 9 anni ed ero parecchio movimentata. Come descriveresti una serata confusionaria agli amici il giorno dopo: una serata movimentata. Oggi credo di meritarmi un aggettivo adatto ad una serata e quindi da piccola, si, io ero movimentata.

Questo vi dico solo per spiegare che dopo nemmeno un anno ho rotto completamente il cinturino in gomma
(sintassi infantile per licenza letteraria accordata)
spezzato proprio nel punto in cui si attaccava al quadrante.
Spezzato capite?
bene, andiamo al negozio, ed il mio orologio non esiste più ed in realtà ancor peggio:
non si può aggiustare.
Imprecazioni infantili in sottotitolo inglese grazie. Luci abbassate, musica spenta.

Riaccesa la camera: 27enne la protagonista, sfinita ed esautorata dai colloqui.

esautorato
e·ṣau·to·rà·to/
aggettivo
  1. 1.
    Privato dell'autorità o del prestigio, che non è più in grado di farsi obbedire o rispettare da nessuno.




Dicevo, sfinita ed esautorata dai colloqui lavorativi precedenti, la nostra protagonista accetta un lavoro nella più prestigiosa gioielleria del centro città (sulla via del misfatto).
Lei, ahiloro, non ha mai avuto nemmeno la folgorazione, ma che dico, nemmeno la più pallida idea di che cosa fosse un Rolex. Si, avete ragione, li ha visti indossati da svariate persone, ha osservato pubblicità sulle riviste ma finisce qui. Non la storia.
La ragazza in questione apprende le basi dell'orologeria e della gioielleria: capisce che esistono oggetti che funzionano se li carichi tu direttamente, se li indossi e con il tuo ondeggiare (e qui scatta la battuta "dove?" e se non l'avete pensata, proseguite senza timori) quotidiano, oggetti per pigri che funzionano comunque.

capite?

Lei non lo sapeva.

Bene, il punto è un altro. La ragazza scopre una cosa:

Quando un orologio meccanico dotato di datario deve essere messo a punto bisogna posizionare le lancette in un esatto punto punto punto (anzi meglio per convenzione diremo che questa regola interna è stata fissata ad un orario preciso proprio per non sbagliarsi o indursi in tentazione, amen padre).
Difatti un orologio è composto da differenti ruotismi che assemblati creano una cosa che io dovrei vendervi e non voglio perdermi nel tecnicismo ma insomma:
l'orologio vicino alle ore di passaggio da un giorno all'altro attiva le ruote del datario che (se fossimo così inesperti da cambiare giorno in quel preciso momento) fatto ciò rischieremmo di rovinare e compromettere e rompere e sinonimi venite a me quest'orologio.

Noi, di convenzione, poniamo le lancette delle ore alle 6.
carichiamo un poco l'orologio, passiamo all'estrazione della corona in posizione due e mettiamo le 6. così siamo tranquilli di non incappare in qualche spostamento.

ma dico? vi sembra questa una notizia fenomenale?

beh, io credo di aver pensato che vorrei essere un orologio per fermarmi un secondo e decidere di mettermi a punto senza toccare nessun ruotismo della mia vita.
Vorrei potermi allontanare dai meccanismi che si logorano e non hanno rubini a proteggerli dalle usure.
Vorrei mettermi alle 6. regolare il calendario come mi pare, fermare il tempo per giocarci su ed a meccanismi fermi andare ad osservare dentro di me tutto quello che trovo e sentire tutto.
Comprendere tutto, senza incombenze e rumori di fondo. Ricordare tutto come un anziano ricorda il passato lontano ed essere fisso sul presente come un segugio durante una battuta di caccia. Ed a movimenti congelati prendermi il mio tempo per decidere: tiro la corona e metto alle sei.

Dite che è semplice bisogno di una vacanza?









martedì 12 maggio 2015

Sei capace di scrivere qualcosa di importante?

Sei capace di scrivere qualcosa di importante?
Qualcosa che scuota le membra come un fremito durante una pioggia estiva, qualcosa che svegli la mente dopo un dormiveglia quasi infinito.
La carne greve del cervello.

Ti eri dimenticata di averlo giusto sopra di te.
Te? Dove ti trovi? Sotto il cervello, lontano dagli occhi e un poco vicino al cuore.
Sei nella gola, in un tubicino stretto stretto che collega un qualche cosa ad un'altra
cosa che serve da un lato a mangiare ed anche a parlare, ma non insieme ovvio.
Si dice contemporaneamente mi dicono dal divano: contemporaneamente sia.

Sei dunque capace almeno di dire qualcosa di importante?
Qualcosa da prendere i megafoni in manifestazione e scandire a parole grandi.
Quel genere di parole che se le metti nei cartelloni la gente ci fa le fotografie
e li mette prima su facebook poi li cita e dice che ci crede un casino perché si tratta
esattamente di quello che pensano ma loro solo lo pensano e non riescono a dirlo.
Figurati a scriverlo.

Allora non sei capace né a dirlo né a scriverlo?
Non hai nessuna fuoriuscita di nessun tipo dici?
Non borbotta niente dentro questa pentola borbotti, tu, non la pentola.
Son undici minuti di cottura da quando inizia a bollire ripeto scocciata.
Eppure mi spieghi che sono ore che sei sul fuoco e non hai visto nemmeno una bolla.

Ma sono invece io capace di dire veramente qualcosa di importante?
Qualcosa che ti invogli a leggermi non solo nelle righe e tra le righe, quello tu lo sai.
Io intendo quel tipo di interesse che scombussola davvero che ti chiedi se è possibile
avere questo bisogno, questa urgenza che urge, questa emergenza che emerge e tutta
quella serie di parole che derivano da verbi ma che non sempre suonano bene quindi
mi fermo qua.

Sarò capace di non sbagliare indirizzo e punteggiatura, di smettere di scrivere qual con
l'apostrofo rendendomi promotrice di questa grossa delusione che sono le università di
lettere perché non si può studiare così tanto poi lavorare, poi dimenticare chi si è, poi
dimenticare come si scrive poi come si parla e poi magari come si legge.
Finisce che ci credo davvero anche io che siamo un paese di analfabeti e in più ogni
volta che osservo queste statistiche mi sento un numero di quei numeri che mi fanno
vergognare di non essere un numero piccolo quindi diverso quindi migliore.

Insomma fondamentalmente sarò capace di tacere?


C.


martedì 3 marzo 2015

FRATELLI GERMANI

Si viene e si va.
Si dice così no?
sivieneesivà con l'accento sulla a

si legge e si dimentica
si dice che si sa ma poi non si sa
dove va l'accento qua?

si corre e si rincorre
si parla e si discute giorno e notte
qual'è il problema?che soluzione ha?

Non a caso la matematica ha sempre proposto una ferrea, sistematica (ma soprattutto cromatica) esposizione e soluzione del problema: dati/soluzione/conclusione. Rimane da dibattere sulla bravura e sui voti in matematica.algebra.geometria.
Analisi logica, analisi del periodo.
Trova la subordinata, qual'è la principale? E se per errore uso un present perfect?
Se dimentico la s della terza persona singolare? se non riesco a ricordarmi la declinazione di fero?
Cosa succede?

si viene e si va.
Lo diceva anche Ligabue,
si viene e si vaaaa con tante a

si pensa e si rimugina
mumble,mumble come nei fumetti
dove va la nuvoletta qua?

si vive e si muore
voce del verbo stare
ma in fondo, dico sul serio, come si fa?

L'unica lettura che ho sempre adottato, la lettura delle cose della vita, quegli eventi che rimangono vaghi e di ampio respiro: le morti, i matrimoni, le nascite, le partenze, gli arrivi...potrei sembrare un'appendice del Merenghetti. E cos'è il Merenghetti? Il più accreditato dizionario enciclopedico di cinema.
L'unica lettura che ho sempre adottato, la lettura delle cose più oscene della vita, delle cose più tragiche e conclamate, degli eventi più catastrofici e sproporzionati, dei sentimenti più perturbanti e sconquassanti, dei silenzi bui e delle stanze giganti, dei letti traballanti, delle case silenziose, delle cucce fredde e vuote, delle foto che inesorabili ti ricordano i colori ed i profumi.
L'unica lettura che ho adottato è quella alla Perec: mi siedo al tavolo ed elenco tutto quello che vedo, tutto ciò che la mia mente vede in un vortice di illuminazione, insomma un vomito di pensieri.

si viene e si va
come un'onda un poco stanca
si viene e si va sempre un po più in là

Certo che, senza un fratello, niente ha più senso qua.




sabato 17 gennaio 2015

LA QUINTA VIA Tommaso D'Aquino (test di interesse attivo)

Sono certa che questo titolo infame regalerà momenti di sconforto per chi si aspetta la rubrica monotematica monologo monopoli monoprix monopattino.
Purtroppo oggi va così: su ESSERE DI P/ARTE si parlerà dell'esistenza di Dio.

Cambiate blog e cambiate browser se non ve la sentite.
Se la dimostrazione della Quinta Via vuole supporre l'esistenza di un Dio proprio perché la creazione di un universo con una finalità dimostra l'intromissione di Dio/poiché solo i movimenti (cogliete la semplicità dello spostamento ma immaginate la migrazione esterna ed interna..) umani erano giustificati e motivati da una finalità [...]And so on. Tenete duro amici.

Quello che ho capito io diversamente da Tommaso D'Aquino (roba da stupirsi perché io e Tom siamo del tutto alla stessa altezza di pensiero) è che il movimento è principalmente interiore ed è esattamente questa finalità carnale e viscerale che si espande in una versione moderna di un telefilm americano ambientato in un'umida città piena di Suv.
La casualità, la scelta fatta un po così con una moneta gettata al vento (e tutti vi ripetete "si ma già mentre lanci tu sai cosa desideri, perché speri...") beh, ecco io non è che proprio spero come direbbe Paolo Villaggio ma diciamo che spesso me la cavo. In ogni caso la dimostrazione di un movimento giustificato da una finalità mi piace, mi da conforto ma il problema è che ho perso il filo del pensiero.

Ciò che volevo dimostrare oggi è che esiste una forza del pensiero che probabilmente muove anche le cose circostanti. Io oggi con tutta questa energia propositiva ho spostato Marte, Saturno e tutti i pianeti avversi (così direbbe mia zia), ho accarezzato la schiena della Luna e l'ho girata nel verso giusto, quello della copertina degli Air "Voyage sur la lune", ho preso a calci due o tre stelle per rendere più buia la mia riflessione, ho avvicinato qualche nuvola per bagnare la panchina sul parco di quel grande scorbutico che lavora in quel negozio di chiavi, ho bagnato le mani nella notte più buia per prendere il giorno come fosse un telo da stendere e come una tovaglia ho apparecchiato la giornata.
Ecco io credo che la quinta via per dimostrare l'esistenza di se stessi sia la pulsione che muove e agita ciò che ci circonda: si tratta di un movimento armonico, come un'onda sonora gigante ed annebbiante, fa l'effetto della benzina, del caldo sull'asfalto.
Ma non voglio aver paura di vedere un poco annebbiato.


martedì 9 dicembre 2014

UNA TEORIA. LA MIA.



Al mondo altrettante persone come me sostengono la propria teoria, quella che vale per sè e va applicata a tutti gli altri senza alcuna modifica o interpretazione. Sono retaggi del SuperIo non troppo latente, retaggi di quella fase infantile in cui si passa dal Claudia all'io.
Quando esattamente si comincia a parlare ma soprattutto a pensare in prima persona? Quando esattamente ci riteniamo portatori di una verità senza concorrenti?

Io ho una teoria ed è la mia. Si tratta di un pensiero pseudoscientifico basato tutto sulle sensazioni, sulle impressioni e sui desideri (come dice Wikipedia) però aggiungo una nota essendo un utente certificato ed aggiungo *miei.

Ci sono dei giorni in cui leggo l'enciclopedia in cerca di un contenitore alle mie sensazioni ed oggi voglio dirvi le mie ultime scelte.
Queste sono le mie parole del giorno:

     Appercezione

              Pseudoscienza

     Collimare

                  Sillabo



domenica 26 ottobre 2014

I CLONI DEL XXI° SECOLO




“No, mi interessano le persone e il loro desiderio di costituirsi un’identità attraverso dei caratteri esteriori.” 
Hans Eijkelboom


http://www.vice.com/it/read/clones-hans-eijkelboom-fashion-909

@VICE