Sei capace di scrivere qualcosa di importante?
Qualcosa che scuota le membra come un fremito durante una pioggia estiva, qualcosa che svegli la mente dopo un dormiveglia quasi infinito.
La carne greve del cervello.
Ti eri dimenticata di averlo giusto sopra di te.
Te? Dove ti trovi? Sotto il cervello, lontano dagli occhi e un poco vicino al cuore.
Sei nella gola, in un tubicino stretto stretto che collega un qualche cosa ad un'altra
cosa che serve da un lato a mangiare ed anche a parlare, ma non insieme ovvio.
Si dice contemporaneamente mi dicono dal divano: contemporaneamente sia.
Sei dunque capace almeno di dire qualcosa di importante?
Qualcosa da prendere i megafoni in manifestazione e scandire a parole grandi.
Quel genere di parole che se le metti nei cartelloni la gente ci fa le fotografie
e li mette prima su facebook poi li cita e dice che ci crede un casino perché si tratta
esattamente di quello che pensano ma loro solo lo pensano e non riescono a dirlo.
Figurati a scriverlo.
Allora non sei capace né a dirlo né a scriverlo?
Non hai nessuna fuoriuscita di nessun tipo dici?
Non borbotta niente dentro questa pentola borbotti, tu, non la pentola.
Son undici minuti di cottura da quando inizia a bollire ripeto scocciata.
Eppure mi spieghi che sono ore che sei sul fuoco e non hai visto nemmeno una bolla.
Ma sono invece io capace di dire veramente qualcosa di importante?
Qualcosa che ti invogli a leggermi non solo nelle righe e tra le righe, quello tu lo sai.
Io intendo quel tipo di interesse che scombussola davvero che ti chiedi se è possibile
avere questo bisogno, questa urgenza che urge, questa emergenza che emerge e tutta
quella serie di parole che derivano da verbi ma che non sempre suonano bene quindi
mi fermo qua.
Sarò capace di non sbagliare indirizzo e punteggiatura, di smettere di scrivere qual con
l'apostrofo rendendomi promotrice di questa grossa delusione che sono le università di
lettere perché non si può studiare così tanto poi lavorare, poi dimenticare chi si è, poi
dimenticare come si scrive poi come si parla e poi magari come si legge.
Finisce che ci credo davvero anche io che siamo un paese di analfabeti e in più ogni
volta che osservo queste statistiche mi sento un numero di quei numeri che mi fanno
vergognare di non essere un numero piccolo quindi diverso quindi migliore.
Insomma fondamentalmente sarò capace di tacere?
C.
martedì 12 maggio 2015
martedì 3 marzo 2015
FRATELLI GERMANI
Si viene e si va.
Si dice così no?
sivieneesivà con l'accento sulla a
si legge e si dimentica
si dice che si sa ma poi non si sa
dove va l'accento qua?
si corre e si rincorre
si parla e si discute giorno e notte
qual'è il problema?che soluzione ha?
Non a caso la matematica ha sempre proposto una ferrea, sistematica (ma soprattutto cromatica) esposizione e soluzione del problema: dati/soluzione/conclusione. Rimane da dibattere sulla bravura e sui voti in matematica.algebra.geometria.
Analisi logica, analisi del periodo.
Trova la subordinata, qual'è la principale? E se per errore uso un present perfect?
Se dimentico la s della terza persona singolare? se non riesco a ricordarmi la declinazione di fero?
Cosa succede?
si viene e si va.
Lo diceva anche Ligabue,
si viene e si vaaaa con tante a
si pensa e si rimugina
mumble,mumble come nei fumetti
dove va la nuvoletta qua?
si vive e si muore
voce del verbo stare
ma in fondo, dico sul serio, come si fa?
L'unica lettura che ho sempre adottato, la lettura delle cose della vita, quegli eventi che rimangono vaghi e di ampio respiro: le morti, i matrimoni, le nascite, le partenze, gli arrivi...potrei sembrare un'appendice del Merenghetti. E cos'è il Merenghetti? Il più accreditato dizionario enciclopedico di cinema.
L'unica lettura che ho sempre adottato, la lettura delle cose più oscene della vita, delle cose più tragiche e conclamate, degli eventi più catastrofici e sproporzionati, dei sentimenti più perturbanti e sconquassanti, dei silenzi bui e delle stanze giganti, dei letti traballanti, delle case silenziose, delle cucce fredde e vuote, delle foto che inesorabili ti ricordano i colori ed i profumi.
L'unica lettura che ho adottato è quella alla Perec: mi siedo al tavolo ed elenco tutto quello che vedo, tutto ciò che la mia mente vede in un vortice di illuminazione, insomma un vomito di pensieri.
si viene e si va
come un'onda un poco stanca
si viene e si va sempre un po più in là
Certo che, senza un fratello, niente ha più senso qua.
Si dice così no?
sivieneesivà con l'accento sulla a
si legge e si dimentica
si dice che si sa ma poi non si sa
dove va l'accento qua?
si corre e si rincorre
si parla e si discute giorno e notte
qual'è il problema?che soluzione ha?
Non a caso la matematica ha sempre proposto una ferrea, sistematica (ma soprattutto cromatica) esposizione e soluzione del problema: dati/soluzione/conclusione. Rimane da dibattere sulla bravura e sui voti in matematica.algebra.geometria.
Analisi logica, analisi del periodo.
Trova la subordinata, qual'è la principale? E se per errore uso un present perfect?
Se dimentico la s della terza persona singolare? se non riesco a ricordarmi la declinazione di fero?
Cosa succede?
si viene e si va.
Lo diceva anche Ligabue,
si viene e si vaaaa con tante a
si pensa e si rimugina
mumble,mumble come nei fumetti
dove va la nuvoletta qua?
si vive e si muore
voce del verbo stare
ma in fondo, dico sul serio, come si fa?
L'unica lettura che ho sempre adottato, la lettura delle cose della vita, quegli eventi che rimangono vaghi e di ampio respiro: le morti, i matrimoni, le nascite, le partenze, gli arrivi...potrei sembrare un'appendice del Merenghetti. E cos'è il Merenghetti? Il più accreditato dizionario enciclopedico di cinema.
L'unica lettura che ho sempre adottato, la lettura delle cose più oscene della vita, delle cose più tragiche e conclamate, degli eventi più catastrofici e sproporzionati, dei sentimenti più perturbanti e sconquassanti, dei silenzi bui e delle stanze giganti, dei letti traballanti, delle case silenziose, delle cucce fredde e vuote, delle foto che inesorabili ti ricordano i colori ed i profumi.
L'unica lettura che ho adottato è quella alla Perec: mi siedo al tavolo ed elenco tutto quello che vedo, tutto ciò che la mia mente vede in un vortice di illuminazione, insomma un vomito di pensieri.
si viene e si va
come un'onda un poco stanca
si viene e si va sempre un po più in là
Certo che, senza un fratello, niente ha più senso qua.
sabato 17 gennaio 2015
LA QUINTA VIA Tommaso D'Aquino (test di interesse attivo)
Sono certa che questo titolo infame regalerà momenti di sconforto per chi si aspetta la rubrica monotematica monologo monopoli monoprix monopattino.
Purtroppo oggi va così: su ESSERE DI P/ARTE si parlerà dell'esistenza di Dio.
Cambiate blog e cambiate browser se non ve la sentite.
Se la dimostrazione della Quinta Via vuole supporre l'esistenza di un Dio proprio perché la creazione di un universo con una finalità dimostra l'intromissione di Dio/poiché solo i movimenti (cogliete la semplicità dello spostamento ma immaginate la migrazione esterna ed interna..) umani erano giustificati e motivati da una finalità [...]And so on. Tenete duro amici.
Quello che ho capito io diversamente da Tommaso D'Aquino (roba da stupirsi perché io e Tom siamo del tutto alla stessa altezza di pensiero) è che il movimento è principalmente interiore ed è esattamente questa finalità carnale e viscerale che si espande in una versione moderna di un telefilm americano ambientato in un'umida città piena di Suv.
La casualità, la scelta fatta un po così con una moneta gettata al vento (e tutti vi ripetete "si ma già mentre lanci tu sai cosa desideri, perché speri...") beh, ecco io non è che proprio spero come direbbe Paolo Villaggio ma diciamo che spesso me la cavo. In ogni caso la dimostrazione di un movimento giustificato da una finalità mi piace, mi da conforto ma il problema è che ho perso il filo del pensiero.
Ciò che volevo dimostrare oggi è che esiste una forza del pensiero che probabilmente muove anche le cose circostanti. Io oggi con tutta questa energia propositiva ho spostato Marte, Saturno e tutti i pianeti avversi (così direbbe mia zia), ho accarezzato la schiena della Luna e l'ho girata nel verso giusto, quello della copertina degli Air "Voyage sur la lune", ho preso a calci due o tre stelle per rendere più buia la mia riflessione, ho avvicinato qualche nuvola per bagnare la panchina sul parco di quel grande scorbutico che lavora in quel negozio di chiavi, ho bagnato le mani nella notte più buia per prendere il giorno come fosse un telo da stendere e come una tovaglia ho apparecchiato la giornata.
Ecco io credo che la quinta via per dimostrare l'esistenza di se stessi sia la pulsione che muove e agita ciò che ci circonda: si tratta di un movimento armonico, come un'onda sonora gigante ed annebbiante, fa l'effetto della benzina, del caldo sull'asfalto.
Ma non voglio aver paura di vedere un poco annebbiato.
Purtroppo oggi va così: su ESSERE DI P/ARTE si parlerà dell'esistenza di Dio.
Cambiate blog e cambiate browser se non ve la sentite.
Se la dimostrazione della Quinta Via vuole supporre l'esistenza di un Dio proprio perché la creazione di un universo con una finalità dimostra l'intromissione di Dio/poiché solo i movimenti (cogliete la semplicità dello spostamento ma immaginate la migrazione esterna ed interna..) umani erano giustificati e motivati da una finalità [...]And so on. Tenete duro amici.
Quello che ho capito io diversamente da Tommaso D'Aquino (roba da stupirsi perché io e Tom siamo del tutto alla stessa altezza di pensiero) è che il movimento è principalmente interiore ed è esattamente questa finalità carnale e viscerale che si espande in una versione moderna di un telefilm americano ambientato in un'umida città piena di Suv.
La casualità, la scelta fatta un po così con una moneta gettata al vento (e tutti vi ripetete "si ma già mentre lanci tu sai cosa desideri, perché speri...") beh, ecco io non è che proprio spero come direbbe Paolo Villaggio ma diciamo che spesso me la cavo. In ogni caso la dimostrazione di un movimento giustificato da una finalità mi piace, mi da conforto ma il problema è che ho perso il filo del pensiero.
Ciò che volevo dimostrare oggi è che esiste una forza del pensiero che probabilmente muove anche le cose circostanti. Io oggi con tutta questa energia propositiva ho spostato Marte, Saturno e tutti i pianeti avversi (così direbbe mia zia), ho accarezzato la schiena della Luna e l'ho girata nel verso giusto, quello della copertina degli Air "Voyage sur la lune", ho preso a calci due o tre stelle per rendere più buia la mia riflessione, ho avvicinato qualche nuvola per bagnare la panchina sul parco di quel grande scorbutico che lavora in quel negozio di chiavi, ho bagnato le mani nella notte più buia per prendere il giorno come fosse un telo da stendere e come una tovaglia ho apparecchiato la giornata.
Ecco io credo che la quinta via per dimostrare l'esistenza di se stessi sia la pulsione che muove e agita ciò che ci circonda: si tratta di un movimento armonico, come un'onda sonora gigante ed annebbiante, fa l'effetto della benzina, del caldo sull'asfalto.
Ma non voglio aver paura di vedere un poco annebbiato.
martedì 9 dicembre 2014
UNA TEORIA. LA MIA.
Al mondo altrettante persone come me sostengono la propria teoria, quella che vale per sè e va applicata a tutti gli altri senza alcuna modifica o interpretazione. Sono retaggi del SuperIo non troppo latente, retaggi di quella fase infantile in cui si passa dal Claudia all'io.
Quando esattamente si comincia a parlare ma soprattutto a pensare in prima persona? Quando esattamente ci riteniamo portatori di una verità senza concorrenti?
Io ho una teoria ed è la mia. Si tratta di un pensiero pseudoscientifico basato tutto sulle sensazioni, sulle impressioni e sui desideri (come dice Wikipedia) però aggiungo una nota essendo un utente certificato ed aggiungo *miei.
Ci sono dei giorni in cui leggo l'enciclopedia in cerca di un contenitore alle mie sensazioni ed oggi voglio dirvi le mie ultime scelte.
Queste sono le mie parole del giorno:
Appercezione
Pseudoscienza
Collimare
Sillabo
domenica 26 ottobre 2014
I CLONI DEL XXI° SECOLO
“No, mi interessano le persone e il loro desiderio di costituirsi un’identità attraverso dei caratteri esteriori.”
Hans Eijkelboom
http://www.vice.com/it/read/clones-hans-eijkelboom-fashion-909
@VICE
martedì 16 settembre 2014
PER IL TUO COMPLEANNO G.Catalano
Ti ho comprato l’estate, un sommergibile e un motel
un gatto volante, un annaffiatoio di cristallo, un fischietto
ti ho comprato una zucca, un albero di giuggiole, nove
tipi di pane, ti ho comprato un pesciolino d’oro e un tamburello,
ti ho comprato un cappotto verde e delle scarpe di corallo, un letto a cinque piazze e mezzo, una casetta dalle finestrelle che sorridono.
Ti ho comprato una spada di liquirizia, un topo infrangibile, una banana parlante e ti ho comprato un misuratore di sciocchezze, ti ho comprato diecimila biglie, delle nacchere fosforescenti, un’ora di tuoni e fulmini, una falce di zucchero, ti ho comprato una scala coi pioli di cioccolato e uno scoiattolo di lapislazzuli vivo.
Ti ho comprato dodicimilia paia di calze a righe colorate, una gonna svolazzina e una collezione completa di pozzanghere, ti ho comprato una canna da pesca di pongo.
Ti ho comprato una mina anticretino, un abbonamento per fare colazione con me per cent’anni, uno zombi a molla, una scatola di fiammiferi, un cestino di lamponi.
Ti ho comprato un piccolo specchio nel quale potrai vedere quanto sei bella.
Non sono mai stato un granché bravo a fare i regali.
Però questa volta
secondo me
qualcosa che ti piace
c’è.
Guido Catalano
da http://www.guidocatalano.it/
venerdì 13 giugno 2014
Tutto è uno - T.Terziani
Tutto è uno.
Questa idea della dicotomia è profondamente sbagliata. E niente meglio di un grande simbolo asiatico, in questo caso cinese, questa ruota con lo Yin e lo Yang, rappresenta la vita, l'universo... è l'armonia degli opposti. Perché non c'è acqua senza fuoco, non c'è femminile senza maschile, non c'è notte senza giorno, non c'è sole senza luna, non c'è bene senza male.
E questo segno dello Yin e dello Yang è perfetto.
Perché il bianco e il nero si abbracciano.
E all'interno del nero c'è un punto di bianco e all'interno del bianco c'è un punto di nero.
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