martedì 3 marzo 2015

FRATELLI GERMANI

Si viene e si va.
Si dice così no?
sivieneesivà con l'accento sulla a

si legge e si dimentica
si dice che si sa ma poi non si sa
dove va l'accento qua?

si corre e si rincorre
si parla e si discute giorno e notte
qual'è il problema?che soluzione ha?

Non a caso la matematica ha sempre proposto una ferrea, sistematica (ma soprattutto cromatica) esposizione e soluzione del problema: dati/soluzione/conclusione. Rimane da dibattere sulla bravura e sui voti in matematica.algebra.geometria.
Analisi logica, analisi del periodo.
Trova la subordinata, qual'è la principale? E se per errore uso un present perfect?
Se dimentico la s della terza persona singolare? se non riesco a ricordarmi la declinazione di fero?
Cosa succede?

si viene e si va.
Lo diceva anche Ligabue,
si viene e si vaaaa con tante a

si pensa e si rimugina
mumble,mumble come nei fumetti
dove va la nuvoletta qua?

si vive e si muore
voce del verbo stare
ma in fondo, dico sul serio, come si fa?

L'unica lettura che ho sempre adottato, la lettura delle cose della vita, quegli eventi che rimangono vaghi e di ampio respiro: le morti, i matrimoni, le nascite, le partenze, gli arrivi...potrei sembrare un'appendice del Merenghetti. E cos'è il Merenghetti? Il più accreditato dizionario enciclopedico di cinema.
L'unica lettura che ho sempre adottato, la lettura delle cose più oscene della vita, delle cose più tragiche e conclamate, degli eventi più catastrofici e sproporzionati, dei sentimenti più perturbanti e sconquassanti, dei silenzi bui e delle stanze giganti, dei letti traballanti, delle case silenziose, delle cucce fredde e vuote, delle foto che inesorabili ti ricordano i colori ed i profumi.
L'unica lettura che ho adottato è quella alla Perec: mi siedo al tavolo ed elenco tutto quello che vedo, tutto ciò che la mia mente vede in un vortice di illuminazione, insomma un vomito di pensieri.

si viene e si va
come un'onda un poco stanca
si viene e si va sempre un po più in là

Certo che, senza un fratello, niente ha più senso qua.




sabato 17 gennaio 2015

LA QUINTA VIA Tommaso D'Aquino (test di interesse attivo)

Sono certa che questo titolo infame regalerà momenti di sconforto per chi si aspetta la rubrica monotematica monologo monopoli monoprix monopattino.
Purtroppo oggi va così: su ESSERE DI P/ARTE si parlerà dell'esistenza di Dio.

Cambiate blog e cambiate browser se non ve la sentite.
Se la dimostrazione della Quinta Via vuole supporre l'esistenza di un Dio proprio perché la creazione di un universo con una finalità dimostra l'intromissione di Dio/poiché solo i movimenti (cogliete la semplicità dello spostamento ma immaginate la migrazione esterna ed interna..) umani erano giustificati e motivati da una finalità [...]And so on. Tenete duro amici.

Quello che ho capito io diversamente da Tommaso D'Aquino (roba da stupirsi perché io e Tom siamo del tutto alla stessa altezza di pensiero) è che il movimento è principalmente interiore ed è esattamente questa finalità carnale e viscerale che si espande in una versione moderna di un telefilm americano ambientato in un'umida città piena di Suv.
La casualità, la scelta fatta un po così con una moneta gettata al vento (e tutti vi ripetete "si ma già mentre lanci tu sai cosa desideri, perché speri...") beh, ecco io non è che proprio spero come direbbe Paolo Villaggio ma diciamo che spesso me la cavo. In ogni caso la dimostrazione di un movimento giustificato da una finalità mi piace, mi da conforto ma il problema è che ho perso il filo del pensiero.

Ciò che volevo dimostrare oggi è che esiste una forza del pensiero che probabilmente muove anche le cose circostanti. Io oggi con tutta questa energia propositiva ho spostato Marte, Saturno e tutti i pianeti avversi (così direbbe mia zia), ho accarezzato la schiena della Luna e l'ho girata nel verso giusto, quello della copertina degli Air "Voyage sur la lune", ho preso a calci due o tre stelle per rendere più buia la mia riflessione, ho avvicinato qualche nuvola per bagnare la panchina sul parco di quel grande scorbutico che lavora in quel negozio di chiavi, ho bagnato le mani nella notte più buia per prendere il giorno come fosse un telo da stendere e come una tovaglia ho apparecchiato la giornata.
Ecco io credo che la quinta via per dimostrare l'esistenza di se stessi sia la pulsione che muove e agita ciò che ci circonda: si tratta di un movimento armonico, come un'onda sonora gigante ed annebbiante, fa l'effetto della benzina, del caldo sull'asfalto.
Ma non voglio aver paura di vedere un poco annebbiato.


martedì 9 dicembre 2014

UNA TEORIA. LA MIA.



Al mondo altrettante persone come me sostengono la propria teoria, quella che vale per sè e va applicata a tutti gli altri senza alcuna modifica o interpretazione. Sono retaggi del SuperIo non troppo latente, retaggi di quella fase infantile in cui si passa dal Claudia all'io.
Quando esattamente si comincia a parlare ma soprattutto a pensare in prima persona? Quando esattamente ci riteniamo portatori di una verità senza concorrenti?

Io ho una teoria ed è la mia. Si tratta di un pensiero pseudoscientifico basato tutto sulle sensazioni, sulle impressioni e sui desideri (come dice Wikipedia) però aggiungo una nota essendo un utente certificato ed aggiungo *miei.

Ci sono dei giorni in cui leggo l'enciclopedia in cerca di un contenitore alle mie sensazioni ed oggi voglio dirvi le mie ultime scelte.
Queste sono le mie parole del giorno:

     Appercezione

              Pseudoscienza

     Collimare

                  Sillabo



domenica 26 ottobre 2014

I CLONI DEL XXI° SECOLO




“No, mi interessano le persone e il loro desiderio di costituirsi un’identità attraverso dei caratteri esteriori.” 
Hans Eijkelboom


http://www.vice.com/it/read/clones-hans-eijkelboom-fashion-909

@VICE 

martedì 16 settembre 2014

PER IL TUO COMPLEANNO G.Catalano




Ti ho comprato l’estate, un sommergibile e un motel
un gatto volante, un annaffiatoio di cristallo, un fischietto
ti ho comprato una zucca, un albero di giuggiole, nove
tipi di pane, ti ho comprato un pesciolino d’oro e un tamburello,
ti ho comprato un cappotto verde e delle scarpe di corallo, un letto a cinque piazze e mezzo, una casetta dalle finestrelle che sorridono.
Ti ho comprato una spada di liquirizia, un topo infrangibile, una banana parlante e ti ho comprato un misuratore di sciocchezze, ti ho comprato diecimila biglie, delle nacchere fosforescenti, un’ora di tuoni e fulmini, una falce di zucchero, ti ho comprato una scala coi pioli di cioccolato e uno scoiattolo di lapislazzuli vivo.
Ti ho comprato dodicimilia paia di calze a righe colorate, una gonna svolazzina e una collezione completa di pozzanghere, ti ho comprato una canna da pesca di pongo.
Ti ho comprato una mina anticretino, un abbonamento per fare colazione con me per cent’anni, uno zombi a molla, una scatola di fiammiferi, un cestino di lamponi.
Ti ho comprato un piccolo specchio nel quale potrai vedere quanto sei bella.
Non sono mai stato un granché bravo a fare i regali.
Però questa volta
secondo me
qualcosa che ti piace
c’è.

Guido Catalano


da http://www.guidocatalano.it/


venerdì 13 giugno 2014

Tutto è uno - T.Terziani




Tutto è uno. 
Questa idea della dicotomia è profondamente sbagliata. E niente meglio di un grande simbolo asiatico, in questo caso cinese, questa ruota con lo Yin e lo Yang, rappresenta la vita, l'universo... è l'armonia degli opposti. Perché non c'è acqua senza fuoco, non c'è femminile senza maschile, non c'è notte senza giorno, non c'è sole senza luna, non c'è bene senza male. 
E questo segno dello Yin e dello Yang è perfetto. 
Perché il bianco e il nero si abbracciano. 
E all'interno del nero c'è un punto di bianco e all'interno del bianco c'è un punto di nero.




giovedì 5 giugno 2014

Passé Composé - Passepartuuvatumonami.



Vorrei poterti dire
parole colorate
vorrei che scoppiassero come una bottiglia
che cade a terra,
una bottiglia di vetro.


Vorrei poterti dare
un abbraccio profumato
vorrei che fosse come una vestaglia
che appoggi sul letto,
una vestaglia misto lana.


Vorrei poterti raccontare
una storia morbida
vorrei che ci ballassi come un tempo
che non c'è più,
un tempo passé composé.


Vorrei poter scrivere
un pezzo sconvolgente
vorrei che rimbombasse come in galleria
la tua voce bambina,
una galleria milanese.


Ma poi vorrei che sta cazzo di bottiglia
si spaccasse in galleria, tra negozi osceni 
e la gente ancor di più
dici che è impossibile?
Vedrai.

Perché mi passa più la voglia che la vita
ed il tempo malefico, travestito da amico
ti illude sempre ed ogni volta
scema
tu ci caschi.

E quando sbatto l'anta dell'armadio
e poi si, come sempre, mi incazzo
e tu dici - ora però basta parolacce-
io già ti rispondo
-è che ne dico troppe poche!-


Dicevo che quando sbatto l'anta dell'armadio
e mi butto già sul letto
un poco mi girano i palloni -vedi che miglioro-
metto la vestaglia e penso
atuttelecosechenonhoancoradetto.