giovedì 1 marzo 2012

[ La temperatura critica dell'evoluzione ]



Si può chiamare temperatura critica quella temperatura alla quale avviene una transizione di fase. Si tratta di una temperatura differente per ogni ambito della fisica ed è quel particolare momento in cui qualcosa cambia.

Transizione di fase.

Vediamola dal lato positivo: a questo punto dell'evoluzione (umana) le scienze antropologiche constatano che il passaggio può essere solo culturale e non biologico quindi la genetica cederebbe il posto alla memetica (detta anche scienza della conoscenza, basata sul trasferimento di informazioni e sul concetto di meme) quindi sia io che voi siamo portati ad un'evolublablabla...

Pensavo anche io ad un'evoluzione ma, sono spiacente, già mi annoio.






Piet Mondrian, Evoluzione, 1910-11

mercoledì 29 febbraio 2012

Sentimento FUTURISTA

La dinamica dei sentimenti, il processo di ricostruzione degli eventi.
Il lungometraggio mentale che si ripropone ogni sera, appoggiati al cuscino, spenta la luce si accende la testa.

_avreidovutodirepotevoandarmeneeurlarebeccatistostronzoperòmistringevafortemanemmenoconoscevoisuoiamiciperòsarebbebelloandareinvacanzaquellacenafupropriounfiascochepalle_

Sarebbe bello seguire il dinamismo degli accessori quotidiani, delle persone e delle loro smorfie improvvise, girarci attorno ed osservare il movimento statico come in un museo archeologico.
Studiare i sentimenti in provetta, analizzare le composizioni chimiche e bilanciare gli eccessi e le mancanze, applicare la perizia della scienza al degrado dell'introspezione.

_adessomimettolìecipensobenefinchènonscendelalacrimaepoichiamoun'amicaeneparliamofinchènonmisiscaldal'orecchioefiniscecheparliamodiabbigliamentopoimagariescobevoqualcosaecipensomegliodomani_

Pensiamoci meglio domani.
Il domani.

Vedere, osservare, vedere per attraversare le cose.






Fotografie di Gjon Mili (1904-1984)


Fotografia di Giulio Bragaglia (1860-1960)

giovedì 16 febbraio 2012

REPETITA IUVANT

Giunge presto il momento delle ripetizioni.


Essere di parte sempre, senza dubbi ed esitazioni: non accogliere a braccia aperte alcun ammorbidente delle nostre intenzioni, non piegarsi alla convinzione che il pensiero della moltitudine sorpassi quello del singolo.


Essere di parte senza aver vergogna di essere sempre diversi, sempre distanti dai pensieri altrui, non scivolare nella voragine del buon decoro: che ci insegna le buone maniere da tenere con le cattive persone.
Essere di parte, non fermarsi davanti alle suppliche di un tempo lento e una società che spesso non risponde: stupire ed affascinare. Il corso del tempo ci darà ragione.
Essere di parte, funzionare per sostituzione e non per accumulazione, funzionare come un meccanismo ben oliato e cercare di non cigolare quando il vento pulsa forte alle nostre finestre.


Norman Rockwell, Jury room.



mercoledì 8 febbraio 2012

PENSIERI DAL BENZINAIO


Non distruggere niente equivale a non aver costruito niente.
Un regno vuoto.
Ed io ne sono la regina.
Tagliatemi la testa.



(Non avrei trovato nulla di più poetico di un lavaggio di auto con Brad Mehldau in sottofondo)

domenica 5 febbraio 2012

TIPS FOR ARTISTS WHO WANT TO SELL

Crediamo che fare arte sia un dono particolare o semplicemente uno dei tanti autoconvincimenti che ci ripetiamo giorno dopo giorno?
Crediamo di allontanare la mediocrità reputandoci più bravi ed irrimediabilmente distanti dagli altri?
Ci sentiamo superiori?Ma superiori a chi?
Più speciali.
Speciale è ciò che supponiamo sia così.
Speculiamo con ciò che ci resta di speciale.
"Chi raggiunge il successo crede di emanciparsi dalla mediocrità che lo ha eletto. Il successo gratifica chi ha evidentemente temuto di essere mediocre. La bravura non è una qualità intrinseca ma una convinzione sociale a cui necessariamente aderiamo. La nostra consacrazione coincide sempre con la nostra caricaturizzazione, con la servile adesione ad un modello imposto. Molti artisti pensano davvero di essere delle miniere di diamanti. Ancora più patetica è la predisposizione del loro pubblico a crederlo. Credere di esprimere qualcosa di speciale è presumere che tutto il resto non lo sia abbastanza. Ma niente è speciale, tranne quello che supponiamo esserlo. L'arte è un sistema arbitrario di valore e laddove non è possibile speculare con essa, diventa semplice folclore. Amavo di te la pena di una persona non amata. E' stato così triste volerti bene."
(Artribune - ANNO II - numero 5)
Tips for artists who want to sell - John Baldessari

domenica 29 gennaio 2012

IL CARATTERE DISTRUTTIVO

 
- La condizione di vuoto perfetto non è ottenibile in laboratorio e non è mai stata osservata in natura. -




"Nel guardare indietro nella propria vita, potrebbe capitare di riconoscere che quasi tutti i legami più profondi, a cui in essa si è sottostati, hanno avuto origine da persone, sul cui carattere distruttivo erano tutti d'accordo. Un giorno si potrebbe incappare, forse per caso, in quanto fatto e quanto più forte sarà lo choc da cui si sarà colpiti, tanto più grandi saranno le chances per una rappresentazione del carattere distruttivo.
Il carattere distruttivo conosce solo una parole d'ordine: creare spazio; una sola attività: far pulizia. Il suo bisogno di aria fresca e di uno spazio libero è più forte di ogni odio.
Il carattere distruttivo è giovane e sereno. Distruggere infatti ringiovanisce, perché toglie di mezzo le tracce della nostra età; rasserena, perché ogni eliminare, per il distruttore, significa una perfetta riduzione, anzi un'estrazione della radice della propria condizione. A tale immagine apollinea del distruttore ci conduce ancora di più la considerazione di come si semplifichi infinitamente il mondo, se si appura che merita di essere distrutto. Questo è il grande vincolo che stringe armoniosamente tutto l'esistente. Questa è una visione che procura al carattere distruttivo uno spettacolo della più profonda armonia.
Il carattere distruttivo quando lavora è sempre fresco e riposato. E' la natura a prescrivergli il tempo, almeno indirettamente: poiché egli la deve prevenire. Altrimenti intraprenderà lei stessa la distruzione. Il carattere distruttivo non ha alcun modello. Ha pochi bisogni, e nulla gli importa meno che: sapere cosa subentra al posto di ciò che è stato distrutto. In un primo momento, almeno per un attimo, lo spazio vuoto, il luogo dove stava la cosa, dove la vittima ha vissuto. Si troverà certamente qualcuno che lo usa, senza prendere possesso.
Il carattere distruttivo è un segnale. Come un disegno trigonometrico è esposto da tutti i lati al vento, egli è esposto da tutti i lati al pettegolezzo. Proteggerlo da ciò è privo di senso.
Al carattere distruttivo non importa affatto essere compreso. Sforzarsi in questa direzione lo ritiene superficiale. L'essere frainteso non lo può danneggiare. Al contrario tutto questo lo provoca, come lo provocano gli oracoli, queste distruttive istituzioni statali. Il più piccolo-borghese dei fenomeni, il pettegolezzo, ha luogo solo perchè la gente non vuole essere fraintesa.
Il carattere distruttivo si lascia fraintendere; così non incoraggia il pettegolezzo. Il carattere distruttivo è nemico dell'uomo-astuccio. L'uomo-astucccio cerca la propria comodità e di questa l'astuccio ne è la quintessenza. L'interno dell'astuccio è la traccia, rivestita di velluto, che lui ha impresso nel mondo. Il carattere distruttivo cancella perfino le tracce della distruzione.
Il carattere distruttivo sta nel fronte dei tradizionalisti. Mentre alcuni tramandano le cose rendendole intangibili e conservandole, altri tramandano le situazioni rendendole maneggevoli e liquidandole. Questi vengono chiamati i distruttivi.
Il carattere distruttivo ha la coscienza dell'uomo storico, il cui sentimento fondamentale è un'insormontabile diffidenza nel corso delle cose, nonché la prontezza con la quale prende nota del fatto che tutto può andare storto. Perciò il carattere distruttivo è la fiducia stessa.
Il carattere distruttivo non vede niente di durevole. Ma proprio per questo vede dappertutto delle vie. Ma poichè vede dappertutto una via, deve anche dappertutto sgombrare la strada. Non sempre con cruda violenza, talvolta anche con violenza raffinata. Poiché dappertutto vede vie, egli stesso sta sempre ad un incrocio. Nessun attimo può sapere ciò che il prossimo reca con sé. L'esistente lui lo manda in rovina non per amore delle rovine, ma per la via che vi passa attraverso.
Il carattere distruttivo non vive per il sentimento che la vita merita d'essere vissuta, ma perché non vale la pena di suicidarsi."





Walter Benjamin, Il carattere distruttivo, 1972 (trad.it 1980)
Vincenzo Agnetti, Quando mi vidi non c'ero, 1971





giovedì 26 gennaio 2012

Troppi NOMADI nelle città di MARE



Sei tonnellate di pensieri per la testa, le parole che mi sfuggono di mano e mi ritrovo composta di lettere, un discorso rotto che son sempre pronta a modificare.
Acciaio duro e freddo, malleabile giusto per costruire un involucro ai nostri concetti, una scatola senza coperchio per ottenere e dare, per custodire e disperdere.
Nomade, nomade come in principio fu la pastorizia, la distribuzione (nemein) come porzione assegnata di cui aver cura, come distribuzione del giusto (Nemesi) che porta gioia o dolore secondo l’equilibrio richiesto. Ma richiesto poi da chi?
Distribuzione vista come castigo e vendetta o come compensatrice giusta e divina. 
Sappiamo oggi che non esiste maggior soddisfazione del trovare le parole giuste al momento giusto.
Sono un nomade, non ho fissa dimora, porto dentro di me le parole, queste parole compongono i miei tessuti e la mia informazione genetica, un alfabeto antico che sussurro prima di sedermi ad osservare il mare.

 Jaume Plensa, Nomade, Porto di Antibes, 2010
(Artista catalano, generazione 1955, sei tonnellate di acciaio, lettere dell'alfabeto)